sentirsi uguali agli altri

Il tarlo dell’ imitazione per sentirsi uguali agli altri

Mi sembra che spesso ci paragoniamo agli altri, soprattutto a chi abbiamo più vicino, per poi adeguarci ai loro standard e ne temiamo il giudizio. Faccio degli esempi: io esco con mio marito una volta alla settimana, i nostri più cari amici escono invece molto di più e quindi noi risultiamo essere una coppia “stanca” e chiusa in se stessa. Oppure: io peso 67 chili e mi sento in forma, ma rispetto a molte amiche magrissime mi sento una botte per cui decido di mettermi a dieta. E quando penso in modo più razionale mi chiedo: ma non è che forse tutto ciò mi porta fuori strada, che mi porta ad uscire dalla mia idea di misura, di normalità?

Annalisa, Vicenza

Quella che lei pone è una domanda che risale alle origini della riflessione filosofica e che ci porta ad approfondire il concetto di misura. Già 2.500 anni fa Protagora ne ha sottolineato l’importanza: per vivere bene, con noi stessi e con gli altri, è importante che sia ognuno di noi a stabilire la giusta misura, il metro adeguato per ogni cosa. Se ad esempio è bene per tutti non avere un fisico appesantito, può invece diventare dannoso fissarsi su un peso ideale, magari lontano dal nostro, senza pensare che siamo tutti diversi: così rischiamo di non vivere più bene con noi stessi e di diventare preda di manie e ossessioni.
Forse l’errore più grande nel quale possiamo incorrere è quello di confrontarci troppo spesso e in modo acritico con gli altri. Se un nostro amico trova piacere ad uscire cinque sere alla settimana, allora significa che anche noi dovremmo farlo? Ma siamo sicuri che sia così? Quasi sempre non solo è sbagliato, ma è anche molto pericoloso, perché ci mette in relazione con misure diverse: non è detto che ciò che va bene per un altro vada bene anche per noi. La giusta misura va cercata dentro di sé e ci indica, in ogni occasione, che cosa va bene per noi, quindi che cosa e quanto di quella cosa ci è utile, ci giova, contribuisce a farci star bene. È frutto innanzitutto dell’esperienza, dell’osservazione di sé, dei propri comportamenti e delle proprie reazioni.
Ecco perché è importante non usare parametri esterni, che in molti casi sono fuorvianti, in quanto possono non rispettare le nostre caratteristiche.
Non si finisce mai di conoscere se stessi: ed è una bella opportunità fare un lavoro su di sé anche a partire da qualcosa di apparentemente semplice come farsi la domanda che lei si è fatta e decidere di condividerla.

“L’uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono.” (Protagora)
lavinia@ethicasas.it.

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